INN Veneto: 3,5 milioni di euro per 55 borse di rientro. Intervista all’assessore Donazzan

‘Con il provvedimento di approvazione dell’iniziativa ‘INN Veneto – Cervelli che rientrano per il Veneto del futuro – Progetti di innovazione sociale’ abbiamo stanziato 3,5 milioni di euro per 14 progetti, dai quali deriveranno 55 borse di rientro ‘, fa presente l’Assessore Regionale all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro Elena Donazzan. ‘Lo scopo e quello di attirare sul territorio regionale eccellenze provenienti da diversi ambiti e favorire la mobilita, lo scambio e la permanenza di alte professionalita che intendono rientrare nelle nostre imprese e nelle nostre università dopo un periodo di permanenza all’estero ‘, spiega.

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Abbiamo approfittato per fare qualche domanda all’assessore

D. Quanto si parte dal Veneto per cercare fortuna, lavoro ed esperienze professionali all’estero? Quali le aree più critiche della regione?

R: Da qualche anno il tema della cosiddetta “fuga dei cervelli” (brain drain) occupa prepotentemente la scena del dibattito pubblico: si tratta di un fenomeno le cui implicazioni sono acuite dagli effetti della crisi socio-economica che ha destabilizzato gli scenari dei mercati internazionali, nazionali ed anche regionali e che ancora permangono, in parte, rendendo difficoltoso l’inserimento occupazionale, in particolare dei giovani. Secondo i dati riportati nel rapporto “Italiani nel mondo” ad opera della Fondazione Migrantes (2018), dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7% passando, in valore assoluto, da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) a più di 5,1 milioni. A gennaio 2018 gli italiani iscritti all’AIRE sono 5.114.469, l’8,5% dei quasi 60,5 milioni di residenti totali in Italia alla stessa data. A livello continentale l’Europa accoglie il numero più alto di cittadini italiani (54,1%) e in particolare l’UE15 (40,3%), mentre in America si registra una presenza del 40,3% con una maggiore concentrazione nel Centro-Sud (32,4%). Le partenze oltre confine danno ai territori una dinamicità molto variegata che contraddistingue soprattutto il Nord Itali e, più precisamente, la Lombardia (+23.519), il Veneto, (+14.415) e il Piemonte (+11.227) preceduto, però, dalla Sicilia (+11.912). Per quanto riguarda la composizione per genere sono percentualmente superiori gli iscritti maschi (51,9%) e il 55,3% è celibe/nubile. Per quanto riguarda la composizione per classi di età emerge che le percentuali maggiori sono rappresentate proprio dalle classi di età centrali: fascia 18-34 anni rappresenta il 22,2% degli iscritti, 35-49 anni il 23,4%, ed il 19,1% si colloca nella fascia 50-64 anni. Sempre secondo tale rapporto nel corso del 2017 il Veneto si è classificato al terzo posto come regione di partenza (11.132) preceduto solo dalla Lombardia (21.980) e dall’Emilia Romagna (12.912).

Anche il Veneto, quindi, non si sottrae a questa tendenza, anche se è difficile scendere ulteriormente nel dettaglio e dire quali aree della regione siano più investite da questa tendenza, se non evidenziando che alcune aree della regione sono più investite di altre da problemi di inserimento occupazionale a seguito del fisiologico ritardo (Belluno e Rovigo) o delle ripercussioni sul tessuto economico a seguito della crisi (Venezia e Vicenza).

Ma al di là di questi dati vorrei evidenziare anche un dato che non viene molto pubblicizzato: è notizia relativamente recente che, come emerge dal rapporto del Joint Research Center (Jrc) della Commissione Europea, che prende in esame gli spostamenti di oltre 6 mila studiosi europei, per l’Italia il saldo tra gli ingressi di capitale umano ad alto valore aggiunto e le uscite risulta sorprendentemente in positivo, in linea con molti altri paesi europei.

Il rapporto evidenzia per la Ue a 28 un tasso di spostamento dei ricercatori del 38,7% e per l’Italia, che si pone circa a metà della classifica, del 45%. E la stessa posizione rimane se si passa ad analizzare il dettaglio dei flussi in entrata e in uscita: il 24,4% del campione di ricercatori italiani preso in considerazione ha scelto di rientrare, a fronte del 20,5% di partenti. Questi valori pongono l’Italia nel primo caso sotto alla media europea (che è del 26%) e, nel secondo caso, sopra la media del 12,6% complessivo. Se il campione viene raggruppato per Paese di conseguimento del dottorato anziché per nazionalità, i ritorni in Italia sono stati il 23,6% contro il 13,6% di partenze, laddove la media europea è rispettivamente del 16,8% e del 17,2%.

Questo dato ha fornito un’ulteriore spinta motivazionale per la Regione del Veneto, da sempre impegnata a rafforzare le opportunità formative e di crescita del proprio capitale umano, nel finanziare e sostenere politiche che contribuissero ad un cambio di paradigma: dal concetto dibrain drain (fuga di cervelli) a quello di brain exchange e di brain circulation.

L’obiettivo, quindi, è quello di incrementare l’attrattività dell’intero territorio regionale, favorendo percorsi di crescita, sviluppo sostenibile ed innovazione sociale attraverso politiche e meccanismi di “attrazione dei cervelli”, che possono dare vita a percorsi di “ritorno”, ma soprattutto alla creazione di poli territoriali di ricerca e innovazione in grado di contribuire allo sviluppo dell’intero sistema socio-economico veneto, attraverso processi di migrazione temporanea e circolare (in e out) di risorse qualificate.

D. INN-Veneto punta molto sulla contaminazione positiva che i talenti veneti che risiedono fuori confine possono portare. Che valore aggiunto e che spinta possono dare questi “rientranti” (anche temporanei)?

Si parla spesso di buone pratiche da esportare o da trasferire dall’estero, ma spesso non si tiene conto della realtà socio-economica di riferimento, che nel caso del Veneto, ad esempio, è fatta di piccole realtà aziendali in profonda trasformazione anche per il passaggio generazionale che le sta contraddistinguendo. Poter contare su un capitale umano che rientra o che si è formato per un periodo all’estero permette di avere una finestra aperta sul mondo, contribuendo non solo allo scambio e all’innovazione del saper fare, ma anche ad un cambio del saper essere. Nel corso degli eventi di lancio dell’iniziativa che si sono svolti nel mese di dicembre mi hanno molto colpito le esperienze di molti nostri cervelli che sono in questo momento all’estero perché il nostro mercato del lavoro non ha offerto loro adeguate possibilità, ma che mostravano unanime interesse a questa esperienza per trasferire in Veneto quanto loro hanno visto, appreso e vissuto così da favorire la contaminazione dei saperi e la creazione di nuove opportunità di lavoro anche dove al momento non sembra possibile.

D: Digitale, innovazione sociale e creatività possono dare una spinta in più alla sua regione? In che modo?

R: Certamente si, ma ancora di più la spinta può venire dall’interazione tra le tre cose, creando contesti in cui la contaminazione dei saperi avvenga in un modo naturale, quasi per osmosi, all’interno di spazi ibridi che mettano insieme cultura, lavoro, inclusione sociale.

Uno dei progetti intende trasferire sul territorio veneto l’esperienza della scuola di coding belga MolenGeek, che si prefigge l’obiettivo di incubare start-ups in grado di offrire servizi digitali alle imprese ed alle persone partendo dalla formazione delle persone in ambito digitale per consentirne la crescita delle competenze e delle capacità connesse al loro uso. Tali capacità possono essere investite al servizio delle imprese, la cui ricerca di profili formati digitalmente è costante, o, nella creazione di start-ups e quindi in iniziative di autoimprenditorialità. In territorio veneto si sta lavorando affinché il trasferimento di questa esperienza possa offrire molteplici ricadute positive: rientro di competenze di alto livello e specifiche nel territorio veneto che possano disseminare esperienze e knowhow, accrescimento della diffusione delle tecnologie informatiche, formazione di persone negli ambiti attualmente tra i più richiesti dalle aziende, circolazione di persone, idee, stimoli, suggestioni di applicazioni in campo digitale (brain exchange – brain circulation).

Un altro progetto sta intervenendo attivamente a livello locale, con attività di recupero dei luoghi attraverso una rigenerazione e restituzione al territorio sotto forma di laboratori dell’innovazione e della creatività agendo su 4 ex spazi di lavoro con forte memoria storica per il territorio; con la consapevolezza che la creatività può trasformare gli ambienti di vita e il paesaggio, generando città e luoghi più inclusivi e accoglienti.

Un’ulteriore proposta, che si colloca proprio in un’area della prima industrializzazione veneta legata al settore tessile, intende lavorare sul tema dell’innovazione sociale in chiave di rigenerazione territoriale, puntando sul meccanismo delle residenze d’artista per sviluppare una riflessione sulle strategie di riuso creativo di spazi industriali come opportunità di crescita socio-culturale ed economica del territorio.

Questi sono solo alcuni esempi concreti di come digitale, innovazione sociale e creatività possano interagire creando punti di aggregazione ed innovazione sui territori. Siamo consapevoli che questo progetto non potrà fermare la “fuga dei cervelli” (tema che ha una molteplicità di cause), ma siamo certi che i 14 progetti finanziati e le 55 borse di rientro potranno contribuire ad aprire una finestra sul mondo trasferendo esperienze e creando opportunità di scambio e conoscenza, che ci auguriamo diano vita ad occasioni di lavoro che proseguiranno oltre il progetto stesso.

D: Cosa spera si possa generare con (e dopo) questo progetto?

L’obiettivo ultimo è sempre quello di creare nuove e migliori possibilità di occupazione, che contribuiscano non solo a far crescere la regione dal punto di vista economico e sociale, ma anche possano creare dei poli di attrazione permanente e comunità di pratica che permangano oltre il progetto.

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