Yacouba Sawadogo, l’uomo che ha fermato il deserto, vince il Nobel alternativo

Dice di avere 70 anni (dichiarazioni del 2016) ma è un numero calcolato sulla base dei raccolti agricoli. Sono circa 30 anni che lotta contro il deserto. Yacouba non è stato sempre un agricoltore. I genitori lo mandano a studiare lontano da casa, poi la terra lo richiama a gran voce e così torna per ridare agli africani i suoli che il deserto e la siccità strappano via inesorabilmente, gli stessi africani che per paura del cambiamento spesso poi lo ostacoleranno.

Una storia che richiama quella dei protagonisti di Generazione Boomerang e che ha il lieto fine dell’assegnazione del Right Livelihood Award 2018, il Nobel Alternativo, che sostiene le persone coraggiose e le organizzazioni che offrono soluzioni visionarie ed esemplari per risolvere problemi globali.

E’ a uomini come Yacouba Sawadogo, l’uomo che sta dedicando la sua vita a fermare il deserto, piantando alberi là dove prima c’era solo terra arida, che tutti noi dovremmo ispirarci

La sua storia è qui

Su Il Giornale una pagina intera sul libro e i suoi protagonisti

Oggi Il Giornale dedica una pagina al libro Generazione Boomerang.

Grazie al giornalista Antonino Materi per aver letto il volume e aver voluto citare tutti i suoi protagonisti.

La versione online è qui

 

Un Bando di Fondazione con il Sud per favorire il rientro dei ricercatori nel Mezzogiorno

Il Sud continua a perdere risorse umane ad alto valore aggiunto, e allora la Fondazione CON IL SUD torna a lavorare per far tornare giovani ricercatori andati a cercare fortuna altrove, attraverso un Bando che già nelle quattro passate edizioni si è rivelato vincente. “Brain to South“, questo il nome della misura, mette a disposizione quattro milioni di euro ed è rivolto a ricercatori stranieri o italiani, che svolgono la propria attività da almeno 3 anni all’estero o nel Centro – Nord, per sostenere progetti di ricerca applicata selezionando quelli con maggiore potenziale innovativo e trasferimento tecnologico. La Fondazione mette a disposizione complessivamente 4 milioni di euro di risorse private (massimo 400 mila euro per progetto, con una durata compresa tra i 24 e i 36 mesi).

La passata edizione del bando Brains to South della Fondazione CON IL SUD ha permesso a 11 ricercatori (5 uomini e 6 donne, 2 stranieri, età media 38 anni) provenienti da otto università estere e tre italiane del Centro-Nord di lavorare in centri di ricerca a Napoli, Salerno, Foggia, Lecce, Cosenza, Catanzaro, Trapani, Catania.

“L’obiettivo del bando è duplice – sottolinea Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD – da una parte promuoviamo al Sud la capacità di ‘attrarre’ cervelli e dall’altra sosteniamo la costruzione di carriere indipendenti di giovani ricercatori, stranieri o italiani, che decidono di portare innovazione e competenze nei centri di ricerca meridionali, come ‘responsabili scientifici’ delle loro ricerche. Questo approccio – conclude Borgomeo – permette ai nostri territori di sperimentare processi di innovazione sociale e incide sui processi di sviluppo anche grazie ai risultati della ricerca applicata”.

Le proposte dovranno essere presentate online direttamente dal ricercatore, che assumerà il ruolo di “principal investigator” e avrà l’opportunità di condurre un progetto di ricerca sotto la propria responsabilità, senza il controllo di un supervisore. Il candidato deve indicare anche uno o più enti disposti a ospitarlo (“host institution”) in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna o Sicilia.

Oltre ai costi del ricercatore, il contributo della Fondazione coprirà anche quelli legati alla sua proposta di ricerca (come ad esempio, la strumentazione necessaria, le risorse umane di supporto, i materiali di consumo, etc.). L’ente ospitante, inoltre, godrà dell’opportunità di potenziare e migliorare la qualità della ricerca interna, grazie alle nuove competenze provenienti dalle diverse zone del mondo e all’inserimento in un contesto di relazioni scientifiche e tecnologiche internazionali tra enti di ricerca.

Ulteriori informazioni sul sito della Fondazione

Dottori di ricerca, è fuga. Un terzo dei fisici va a lavorare all’estero

Sono gli studenti più formati. Sono i dottorati. Diecimila l’anno (10.200 nel 2015, ultimo dato conosciuto) prendono quel titolo post-laurea: dottore di ricerca. Milletrecento tra loro, tuttavia, chiudono il lungo viaggio nell’istruzione italiana raggiungendo un’università, un centro studi, un ospedale all’estero. Il Comitato per la valorizzazione del dottorato di ricerca ha recuperato i dati Istat sul tema e ha pubblicato l’ultimo rapporto sulla fuga dei cervelli italiani: questi, tra l’altro, sono i cervelli più allenati allo studio. Bene, il 12,9 per cento dei dottori di ricerca lascia il nostro Paese. Uno su otto. Nelle Scienze fisiche ci abbandona un terzo: il 31,5 per cento. Nelle Scienze matematiche e informatiche un quinto: il 22 per cento. Il costo per la collettività è alto, a partire dalle spese sostenute dallo Stato per preparare i ricercatori.

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