Un Bando di Fondazione con il Sud per favorire il rientro dei ricercatori nel Mezzogiorno

Il Sud continua a perdere risorse umane ad alto valore aggiunto, e allora la Fondazione CON IL SUD torna a lavorare per far tornare giovani ricercatori andati a cercare fortuna altrove, attraverso un Bando che già nelle quattro passate edizioni si è rivelato vincente. “Brain to South“, questo il nome della misura, mette a disposizione quattro milioni di euro ed è rivolto a ricercatori stranieri o italiani, che svolgono la propria attività da almeno 3 anni all’estero o nel Centro – Nord, per sostenere progetti di ricerca applicata selezionando quelli con maggiore potenziale innovativo e trasferimento tecnologico. La Fondazione mette a disposizione complessivamente 4 milioni di euro di risorse private (massimo 400 mila euro per progetto, con una durata compresa tra i 24 e i 36 mesi).

La passata edizione del bando Brains to South della Fondazione CON IL SUD ha permesso a 11 ricercatori (5 uomini e 6 donne, 2 stranieri, età media 38 anni) provenienti da otto università estere e tre italiane del Centro-Nord di lavorare in centri di ricerca a Napoli, Salerno, Foggia, Lecce, Cosenza, Catanzaro, Trapani, Catania.

“L’obiettivo del bando è duplice – sottolinea Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD – da una parte promuoviamo al Sud la capacità di ‘attrarre’ cervelli e dall’altra sosteniamo la costruzione di carriere indipendenti di giovani ricercatori, stranieri o italiani, che decidono di portare innovazione e competenze nei centri di ricerca meridionali, come ‘responsabili scientifici’ delle loro ricerche. Questo approccio – conclude Borgomeo – permette ai nostri territori di sperimentare processi di innovazione sociale e incide sui processi di sviluppo anche grazie ai risultati della ricerca applicata”.

Le proposte dovranno essere presentate online direttamente dal ricercatore, che assumerà il ruolo di “principal investigator” e avrà l’opportunità di condurre un progetto di ricerca sotto la propria responsabilità, senza il controllo di un supervisore. Il candidato deve indicare anche uno o più enti disposti a ospitarlo (“host institution”) in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna o Sicilia.

Oltre ai costi del ricercatore, il contributo della Fondazione coprirà anche quelli legati alla sua proposta di ricerca (come ad esempio, la strumentazione necessaria, le risorse umane di supporto, i materiali di consumo, etc.). L’ente ospitante, inoltre, godrà dell’opportunità di potenziare e migliorare la qualità della ricerca interna, grazie alle nuove competenze provenienti dalle diverse zone del mondo e all’inserimento in un contesto di relazioni scientifiche e tecnologiche internazionali tra enti di ricerca.

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Dottori di ricerca, è fuga. Un terzo dei fisici va a lavorare all’estero

Sono gli studenti più formati. Sono i dottorati. Diecimila l’anno (10.200 nel 2015, ultimo dato conosciuto) prendono quel titolo post-laurea: dottore di ricerca. Milletrecento tra loro, tuttavia, chiudono il lungo viaggio nell’istruzione italiana raggiungendo un’università, un centro studi, un ospedale all’estero. Il Comitato per la valorizzazione del dottorato di ricerca ha recuperato i dati Istat sul tema e ha pubblicato l’ultimo rapporto sulla fuga dei cervelli italiani: questi, tra l’altro, sono i cervelli più allenati allo studio. Bene, il 12,9 per cento dei dottori di ricerca lascia il nostro Paese. Uno su otto. Nelle Scienze fisiche ci abbandona un terzo: il 31,5 per cento. Nelle Scienze matematiche e informatiche un quinto: il 22 per cento. Il costo per la collettività è alto, a partire dalle spese sostenute dallo Stato per preparare i ricercatori.

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Effetto Brexit e appeal dell’Università di Genova: in 99 (per 5 posti) chiedono di rientrare

L’onda lunga dell’effetto Brexit, ma anche altre cause e, non ultimo, il grande appeal che l’Università di Genova esercita, hanno fatto sì che per un Bando per docenti che insegnano almeno da tre anni all’estero abbiano risposto in 99, benchè i posti in organico fossero solo 5. Le tante istanze e la qualità molto alta dei candidati, stanno spingendo i vertici dell’Ateneo ad ampliare le possibilità.

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Paola Saccomandi rientra in Italia e vince un grant da 1,5 milioni di euro per il progetto di trattare il cancro al pancreas in maniera non invasiva

Un ritorno in Italia, favorito anche da un finanziamento di 400 mila euro voluto dalla Regione Lombardia e dalla Fondazione Cariplo per agevolare il ritorno in patria dei cosiddetti ‘cervelli in fuga’, ha consentito a Paola Saccomandi, classe 1986, attualmente professore Associato al Politecnico di Milano, si è aggiudicata il premio Grant European Research Council, che assegna borse ai migliori giovani ricercatori del ‘vecchio continente’. Grazie a questo successo, la dottoressa Saccomandi potrà contare su un fondo di 1,5 milioni di euro per il suo progetto Laser Optimal, che ha l’obiettivo di trattare il cancro al pancreas in maniera non invasiva.

Il progetto

La dottoressa Saccomandi e la sua equipe lavoreranno dunque sullo sviluppo di una nuova terapia che mira a combattere il tumore mediante un laser senza creare danni ai tessuti circostanti. Si interverrà in base ai parametri specifici di ciascun paziente, riducendo il margine di invasività. L’obiettivo è quello di far sì che il laser colpisca soltanto il tumore, lasciando intatti i tessuti sani.

La scienziata

Paola Saccomandi ha conseguito un dottorato in ingegneria biomedica all’università Campus bio-medico di Roma e lavorerà al suo progetto quinquennale al Politecnico di Milano dove è ora professore associato e dove è tornata dopo un periodo a Strasburgo, presso l’Institute of Image-guided Surgery dove aveva svolto studi per il monitoraggio di temperatura durante procedure di ipertermia terapeutica.

“Creerò un gruppo di ricerca di 8-10 persone con ricercatori, professori, dottorandi, coinvolgendo anche gli studenti, poiché la formazione è un elemento importante e bidirezionale nella vita di un ricercatore: il professore appassionato può imparare tanto dai suoi studenti – ha detto al quotidiano ‘Il giorno’ la scienziata -. E poi insegnerò nella sezione di Misure e tecniche sperimentali del dipartimento di Meccanica”.

(fonte Interris.it)

E’ lei l’emblema della #generazioneboomerang: Sandra Savaglio

Avevo letto di questo eclatante ritorno e mi aveva assai incuriosito. La storia di Sandra Savaglio, l’astrofisica calabrese che quando si trasferì negli Usa finì sulla copertina del Time come emblema dei cervelli che l’Europa stava perdendo, mi aveva colpito moltissimo. La curiosità mi ha spinto a leggere molti articoli su di lei, ad approfondire il personaggio con delle interviste, a guardare dei video e a documentarmi su una scienziata di altissimo profilo da sempre, suo malgrado, sotto i riflettori.

Sandra, che è rientrata in Italia e insegna nella Facoltà di Fisica dell’Università di Rende, in Calabria, ha fatto una scelta di vita tornando nell’Ateneo in cui si è formata, per accompagnare giovani talenti che possono aspirare a diventare grandi, pur vivendo in una regione apparentemente periferica. Dopo aver maturato enormi successi in alcuni tra i migliori centri di ricerca americani e tedeschi, Sandra Savaglio vuole vincere la sua nuova sfida proprio in Calabria.

La sua è la storia che apre la galleria dei “consapevoli ritorni” sul libro Generazione Boomerang, di prossima pubblicazione. In attesa di leggerla, potete vedere qui un servizio su Sandra Savaglio di Riccardo Luna per Repubblica Next

“Gli altri tornano a casa. L’Italia non attira i migliori” Il grido di dolore dello scienziato Iavarone

“…È giusto fare esperienze all’estero, ma quando un ricercatore dimostra il suo talento, lo si deve riportare in patria. Così fanno quasi tutti i Paesi avanzati. L’Italia no. Da noi sono i migliori a incontrare maggiori difficoltà: sanno di essere bravi e si aspettano di più. Per poter rientrare devono invece asservirsi al potente di turno e dichiarare fedeltà a questo o a quell’altro. Ci saranno pure eccezioni, ma una cosa è certa: l’Italia non sa attrarre scienziati. Per poter competere non si devono solo ingaggiare gli italiani “fuggiti”; i migliori cervelli vogliono lavorare con scienziati di uguale valore, in un ambiente internazionale, dove prevale la cultura scientifica e non chi gestisce i soldi…”.

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Tutto è iniziato dalla storia di Sandra Savaglio

Avevo letto di questo eclatante ritorno e mi aveva assai incuriosito. La storia di Sandra Savaglio, l’astrofisica calabrese che quando si trasferì negli Usa finì sulla copertina del Time come emblema dei cervelli che l’Europa stava perdendo, mi aveva colpito moltissimo. La curiosità mi ha spinto a leggere molti articoli su di lei, ad approfondire il personaggio con delle interviste, a guardare dei video e a documentarmi su una scienziata di altissimo profilo da sempre, suo malgrado, sotto i riflettori.

Sandra, che è rientrata in Italia e insegna nella Facoltà di Fisica dell’Università di Rende, in Calabria, ha fatto una scelta di vita tornando nell’Ateneo in cui si è formata, per accompagnare giovani talenti che possono aspirare a diventare grandi, pur vivendo in una regione apparentemente periferica. Dopo aver maturato enormi successi in alcuni tra i migliori centri di ricerca americani e tedeschi, Sandra Savaglio vuole vincere la sua nuova sfida proprio in Calabria.

La sua è la storia che apre la galleria dei “consapevoli ritorni” sul libro Generazione Boomerang, di prossima pubblicazione.